La recente introduzione da parte di Facebook della funzionalità “ricevi aggiornamenti” da parte di un profilo privato che non figura tra i propri amici potrebbe creare un po’ di subbuglio tra tutti coloro che usano il celebre social network come vetrina per il proprio personal brand. E’ quanto afferma in questo articolo Eric Goldstein di Socialmediatoday, secondo il quale l’introduzione di questa funzione potrebbe non portare influssi positivi tra coloro che su Facebook comunicano con i propri clienti/lettori.
Tutti hanno ormai una pagina fan, dalle più grandi multinazionali del mondo al bar sotto casa, e rappresentano per tutti un modo di ascoltare e pubblicizzare i propri prodotti/servizi con clienti e non. Non esistono barriere al loro ingresso, non occorre chiedere l’amicizia all’azienda, lei è là pronta ad accoglierti.
Con gli “aggiornamenti” il discorso è un po’ diverso. Riguardano poco le aziende, a meno che non siano di piccole dimensioni, toccano invece una miriade di operatori della comunicazione, come giornalisti, creativi, magari piccoli registi, o designer, e lavoratori di altri settori che puntano sulla rete per sfondare. Un profilo privato non è chiaramente solo utilizzato per parlare della propria professione, o delle proprie creazioni, ma spesso ci si infiliano dentro idee politiche, link umoristici, le foto della propria famiglia, cose che magari i “padroni” del profilo non vorrebbero condividere con i propri clienti/followers (parola tanto cara a Twitter ma di questo in sostanza si tratta). Sovrapporre poi gli affari propri a quelli di lavoro potrebbe poi danneggiare le aziende presso le quali si lavora (pensiamo a un magistrato che esprime le proprie idee politiche ad esempio, o al Ceo di una grande azienda che si ritrova a parlar male dei suoi dipendenti).
Questo per capire come ogni nuova funzione proposta da Facebook o da altri social network abbia i suoi pro e i suoi contro, e che, come sempre, la prima cosa a cui pensare quando ci si trova di fronte a una novità sia l’impatto che questa ha sulla nostra privacy e sulla nostra volontà di fare il proprio personal branding.








